Le linee guida per la realizzazione di sistemi di valutazione dell’impatto sociale delle attività svolte dagli enti del terzo Settore: cosa dicono?

innuova
settembre 20, 2019

 

Il 17 settembre 2019 sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale le Linee Guida per la realizzazione di sistemi di valutazione dell’impatto sociale delle attività svolte dagli enti del terzo Settore.
Due sono le informazioni chiare: le linee guida sono sperimentali e non obbligano gli ETS a realizzare la valutazione d’impatto.
Allo stesso tempo il legislatore sprona gli ETS a prepararsi, facendo presagire utilizzi futuri della VIS per l’affidamento dei servizi da parte delle amministrazioni pubbliche.

Il prodotto finale di un percorso che ha visto impegnati sia il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali che il Consiglio Nazionale del Terzo Settore, sembra essere una mediazione tra la necessità di spingere gli ETS a ragionare sugli effetti sociali delle loro azioni nei contesti territoriali e quelle di creare i presupposti per una finanza sostenibile. Assenti in questa fase indicazioni sulla sostenibilità dell’operazione VIS:  vi sono strumenti deputati alla “capacitazione” degli ETS, come vengono utilizzate le valutazioni, vi è un governo centrale delle informazioni raccolte?….

Nell’elencare i punti centrali trattati nelle Linee Guida vorrei premettere che, in quanto sperimentali, le linee guida sono migliorabili, l’importante è che l’esigenza di generare una finanza sostenibile non uccida l’azione trasformativa del Terzo Settore e che la Valutazione d’Impatto ne sia lo strumento.

1. Gli oggetti della valutazione d’impatto sono gli effetti prodotti dalle attività di interesse generale. Non si valutano gli enti, non si rendiconto le attività, si valutano i cambiamenti generati in un dato contesto  come effetto di tali attività. E’ un primo passaggio.
2. La funzione della valutazione d’impatto – “Il legislatore individua nella valutazione d’impatto sociale lo strumento attraverso il quale gli ETS comunicano ai propri stakeholders l’efficacia nella creazione di valore sociale ed economico, allineando i target operativi con le aspettative dei propri interlocutori e migliorando l’attrattività nei confronti dei finanziatori esterni”- L’attenzione viene dunque posta sia sulla natura comunicativa della valutazione (che rimanda alla necessità di rendere leggibili i report e inseriti all’interno di una strategia comunicativa), sia su quella attrattiva rispetto ai finanziatori (comprese le pubbliche amministrazioni)
3. Non esiste un’obbligatorietà dell’applicazione neanche quando nelle linee guida si fa specifico riferimento alle procedure di affidamento dei servizi da parte di pubbliche amministrazioni. Nel caso specifico viene indicato quanto segue: “… la valutazione d’impatto è applicabile ad interventi ed azioni di media e lunga durata (almeno 18 mesi) e di entità economica superiori ad euro 1.000.000.000 se sviluppati in ambito interregionale, nazionale o internazionale”. Quest’ultimo passaggio in verità è degno di nota e aiuta, anche nella condivisione dei linguaggi e della cultura valutativa, ad affermare che è sconsigliabile applicare la valutazione d’impatto su progetti piccoli, brevi nel tempo, con un investimento economico limitato.
4. Cosa è valutato- l’oggetto di valutazione non sono gli Enti in quanto tali ma le attività da essi svolti. Per questo motivo ed in base all’utilità della funzione valutativa si può decidere di applicare la valutazione d’impatto a parti rilevanti delle azioni realizzate dall’ente e non a tutte.
5. I periodi di riferimento –la valutazione d’impatto può essere ragionevolmente applicata su tempi medio-lunghi, su azioni di media –lunga durata (almeno 18 mesi), logica che supera ad esempio il ciclo della programmazione annuale. I risultati della valutazione possono essere inseriti all’interno del BS ma non si sovrappone il periodo temporale di riferimento della lettura dei dati (il BS presenta i dati annuali)
6. Gli stakeholders sono citati nelle linee guida principalmente come destinatari del processo di valutazione in quanto interessati a comprendere le ricadute sociali ed economiche generate dall’organizzazioni ed eventualmente. Le linee guida parlano espressamente e a più riprese della necessità di comunicare gli esiti della valutazione d’impatto all’esterno e all’interno dell’organizzazione. La partecipazione degli stakeholders al processo valutativo ha invece a che fare con il metodo scelto dall’ente per valutare l’impatto. Sono due concetti differenti, sul primo le linee guida chiedono un preciso impegno dell’ente, sul secondo il legislatore chiede di dare evidenza del processo di partecipazione degli stakeholders alla misurazione d’impatto. Due concetti ben presenti nelle linee guida.
7. Sull’approccio valutativo il legislatore non da indicazioni specifiche se non richiamando l’attenzione a principi generali. Tale scelta risulta rispettosa del ruolo dell’ente valutatore che deciderà il metodo in base a questioni specifiche. Rimangono le perplessità su come si potrà evitare il rischio di una valutazione d’impatto basta sulla trasformazione dei linguaggi (i risultati che diventano impatti), che venga recepita come adempimento burocratico e non come un’ottima opportuna di crescita.  Questa è la vera sfida.

Per far lavorare bene un gruppo è fondamentale la metodologia in quanto “ come fare e far fare”. Spesso confondiamo la metodologia con la didattica che è “ cosa faccio fare

innuova
ottobre 15, 2015

Ecco a voi il secondo articolo sul tema: Come creare e allenare una buona squadra all’interno di un’organizzazione. Oggi ospitiamo Floriano Marziali, Coordinatore Federale del Settore Giovanile e Scolastico Marche FIGC

D. Qual è il suo ruolo all’interno della FIGC (Federazione Italiana Gioco Calcio) e che funzione ha rispetto alla gestione delle risorse umane?
R.Sono il Coordinatore Federale del Settore Giovanile e Scolastico Marche. Ho la funzione di rappresentare a livello regionale la Figc e gestire uno staff di persone composto da tecnici con diverse competenze, formatori, psicologi, medici, personale di segreteria.
D. E’ proprio così importante creare appartenenza, responsabilizzazione e flessibilità per far si che un’organizzazione, un azienda o una squadra di sportivi funzioni? Ci sono altri modi per far “funzionare le persone” rispetto al raggiungimento di un obiettivo comune?
R. L’appartenenza, la responsabilizzazione e la flessibilità sono sicuramente importanti, ma è altresì importante avere sempre ben presenti gli obiettivi da sviluppare i quali devono essere come la “stella cometa” del percorso che per me è di medio –lungo periodo visto che mi occupo di giovani.
D.C’è una caratteristica principale che ricerca in un nuovo collaboratore o collaboratrice (oltre alla competenza specifica della posizione)?
R.Che sappia spegnere la propria luce per accendere quella degli altri. Coerenza e rispetto oltre a capacità.
D. Quali sono le difficoltà più grandi che si incontrano nella gestione del personale?
R. I personalismi, il protagonismo, il voler dimostrare il proprio valore forzando la prestazione o il compito.
D. Ci sono alcune strategie, modi, procedure, strumenti che ha utilizzato in alcuni casi per far lavorare bene un gruppo di persone e che a suo avviso sono stati particolarmente efficaci?
R. Ritengo fondamentale la metodologia in quanto “ come fare e far fare”. Spesso confondiamo la metodologia con la didattica che è “ cosa faccio fare . Per la mia esperienza se non confondo questi due aspetti i vantaggi sono evidenti.
D. A suo avviso c’è una visione strategica di medio tempo per la gestione delle rispose umane (cosa servirà domani, come gestire un talento oggi che dovrà essere pronto domani…)?
R. Faccio l’esempio del talento sportivo che va riconosciuto ( non è semplice ). Bisogna accompagnarlo nel percorso di formazione senza la frenesia di anticipare i tempi che porta alla specializzazione precoce e quindi spesso al fallimento.
D. Ci sono competenze, professionalità o formazioni specifiche che dovrebbero avere chi gestisce le risorse umane?
R.Competenze riguardanti le dinamiche di gruppo. Capacità di creare un gruppo coeso e favorirne l’evoluzione. Saper assumere la funzione di guida e di sostegno, la leadership. In ambito sportivo l’allenatore è un punto di riferimento ed un modello di identificazione per i suoi ragazzi, sia sul piano agonistico che su quello umano.

Il viso che parla: quanto più siamo liberi tanto più siamo prigionieri

innuova
aprile 8, 2015

Propongo di seguito un estratto di un articolo pubblicato nel 2014 sul San Jose Mercury News (San Jose, Calif.). Mi ha colpito particolarmente  l’articolo perché incrocia alcuni aspetti controversi della nostra contemporaneità: l’uso della tecnologia come strumento di sicurezza e controllo; l’aumento della libertà di circolazione e la sua tracciabilità (e se volessimo essere invisibili?); l’essere controllati da un grande cervello che immagazzina migliaia di dati che ci riguardano personalmente, senza alcun consenso da parte nostra. Continue reading Il viso che parla: quanto più siamo liberi tanto più siamo prigionieri

In arrivo il seminario sulla gestione dei conflitti

innuova
marzo 30, 2015

Una giornata di lavoro per capire come gestire al meglio i conflitti che si generano nel rapporto con gli altri.
Nelle relazioni che si hanno, in base ai ruoli che si ricoprono e alle proprie caratteristiche personali possono nascere conflitti ed incomprensioni. Un clima lavorativo positivo, delle buone relazioni interpersonali e di gruppo, l’accettazione e il sostegno reciproci sono strumenti essenziali per una buona qualità del lavoro svolto e della vita personale. Il conflitto non deve essere inteso come elemento negativo: se adeguatamente gestito è un’opportunità per migliorare le relazioni interpersonali
L’obiettivo del workshop è quello di aiutare i partecipanti a riconoscere i propri conflitti interpersonali, imparare a gestirli e mediarli in chiave positiva.
Il seminario è di una giornata, inizia alle ore 9.30 e si conclude alle 17.00
Luogo di realizzazione del seminario: Tenuta Sant’Elisabetta Via Contrada Camera 120, Fermo http://www.tenutasantelisabetta.it.

Scarica la locandina Gestire i conflitti nel gruppo- maggio2015

Perché facciamo quello che facciamo?

innuova
marzo 13, 2015

cloud19Sono stata invitata da un gruppo di genitori a parlare dei problemi che oggi i giovani incontrano nell’affrontare la propria vita.

Quando degli adulti/genitori mi chiamano per parlare dei giovani /figli, mi capita di essere disubbidiente, penso che il mio contributo possa essere utile alle persone presenti, non a quelle assenti. Scrivo dunque di seguito degli adulti, ed in minima parte anche dei giovani: parlo di come sono le persone oggi e delle sfide che vivono.
Propongo alcune riflessioni sui valori e le tensioni che accompagnano le nostre vite adulte e che lasciamo in eredità ai nostri figli. In alcuni casi potremmo chiamare queste tensioni conflitti intrapersonali, causati da forze-valori contrapposti e che generano spesso malessere.
Vale la pena dire d’altra parte che questi conflitti sono frequenti, necessari e irrisolvibili.
Accennerò dunque brevemente a tre tipi di conflitti intrapersonali scelti tra quelli che più comunemente affiancano la nostra quotidianità. Citerò quindi due menzogne moderne e per ultimo parlerò delle mappe educative.

I conflitti intrapersonali
Il primo conflitto di cui vorrei parlare è quello che contrappone la ricerca del desiderio alla paura dei legami.
Il desiderio è un’energia bella, viva, è qualcosa che ricerchiamo in continuazione, la tensione della nostra vita, ciò che orienta l’agire quotidiano e che nella sua realizzazione (possedere finalmente la cosa desiderata, avere accanto la persona desiderata, raggiungere lo status voluto) perde via via di valore, si spegne e diventa impegno, limite, responsabilità, cosa già data, paura del legame.
Il secondo conflitto è quello che contrappone il valore –bisogno di sicurezza (di stabilità economica, di sentimenti, del lavoro, sicurezza abitativa, amicale, delle proprie idee ) al valore-bisogno di libertà, di cambiare, di essere liberi appunto nei comportamenti, nelle relazioni, nelle idee, nei consumi, nei tempi.
Il terzo conflitto importante è quello che vede contrapposti il valore delle cose/durevoli rispetto al valore delle cose nuove, usa e getta. E’ meglio acquistare un divano ben fatto, che costa di più, confortevole ma che chiede manutenzione oppure un divano economico (su cui investire poco in termini di cura), che quando non va più lo butto e ne acquisto un altro?

Le menzogne
Passando poi a quelle che ho definito le menzogne moderne, cito la menzogna delle connessioni e la menzogna dell’autonomia.
Le connessioni come segno di relazione. A differenza dei legami le connessioni vanno e vengono, possono spegnersi e cancellarsi senza creare dolore, sono molteplici, migliaia, non impegnano, non ci chiedono di rivelarci (su FB possiamo essere connessi con migliaia di persone e scomparire senza che nessuno ce ne chieda il conto). Il legame invece coinvolge, chiede impegno reciproco, ci interroga ogni volta, ci spinge a essere coerenti o a giustificare l’incoerenza. Chiede una relazione in presenza data da occhi e voce. Capiamo bene che le connessioni dunque non sono relazioni e non le sostituiscono perché attraverso queste impariamo poco degli altri e quasi niente di noi stessi.
Passiamo infine al concetto dell’essere autonomo, della tensione verso l’idea del farsi da se’, del bastare a se stessi. In verità noi da soli siamo insufficienti, è la nostra vita che si genera continuamente nell’incontro con l’altro e ha bisogno della relazione con l’altro. Pur se complicata, difficile, impari in alcuni casi, fallimentari in altri. Ma chi non ha fallito nella propria vita?

Stare nei conflitti (che abbiamo detto essere necessari e quasi sempre irrisolvibili) significa capire cosa ci orienta nella vita, qual è la nostra mappa. L’educatore, l’adulto, a volte anche il pari, il coetaneo, è come un disegnatore di mappe: la mappa anticipa il territorio, permette di prefigurare i percorsi, visualizzare e desiderare in anticipo le traiettorie. I percorsi suggeriti dalla mappa possono indicare comportamenti, brevi descrizioni e qualche considerazione teorica, che permettono di contestualizzare il viaggio all’interno di percorsi di vita. La mappa aiuta tutti a capire qual è il nostro obiettivo, qual è il sistema di credenze che ci permette di rispondere ai nostri bisogni.

E per ultimo un passaggio sui bisogni.
Alcuni di questi sono stati citati e sono nel buon equilibrio tra la certezza (che alla fine produce noia) e l’incertezza, quella varietà-sorpresa che a volte chiamiamo problemi ma che amiamo affrontare.
Il bisogno di sentirsi importanti in un modo che ciascuno di noi decide di rappresentare (scalare montagne, fare un viaggio da soli, cantare, prendere un brevetto di volo, saper suonare uno strumento, farsi un tatoo…).
Il bisogno di avere legami e non solo connessioni, dunque bisogno di relazioni e amore (di diversa natura, l’amore intimo, quello spirituale, quello amicale…). Il bisogno di essere appagati, dobbiamo crescere perché possiamo fare qualcosa che ha valore per noi stessi, e infine il bisogno di poter dare qualcosa che ha valore per gli altri.

Dunque conflitti, menzogne, mappe e bisogni sono i quattro temi sui quali impostare una buona riflessione sull’essere persone oggi.

Le leggi fondamentali della stupidità umana

innuova
febbraio 9, 2015

cloud19Ho letto poco tempo fa un piccolo saggio intitolato
LE LEGGI FONDAMENTALI DELLA STUPIDITA’ UMANA
di Carlo M. Cipolla, Professore Emerito di storia Economica a Berkeley

Tale saggio fu stampato per la prima volta nel 1976 come regalo di Natale per gli amici ed in seguito pubblicato per una diffusione più ampia. E’ una lettura divertente e arguta che consiglio a tutti, 20 pagine nelle quali l’autore descrive le 5 leggi della stupidità umana. La parte che personalmente mi ha colpito è quella relativa alla presentazione del concetto di stupidità, provo a sintetizzarne i passaggi principali.

Gli individui sono caratterizzati da differenti gradi di propensione a socializzare. Ci sono individui per i quali qualsiasi contatto con altri individui è una dolorosa necessità. Essi devono letteralmente sopportare le persone e le persone devono sopportare loro. All’altro estremo dello spettro ci sono individui che non possono assolutamente vivere da soli e sono persino disposti a trascorrere il loro tempo in compagnia di persone che disdegnano, piuttosto che restare soli. Tra questi due estremi vi è una grande varietà di condizioni sebbene la grande maggioranza di persone sia più vicina al tipo che non può sopportare la solitudine piuttosto che al tipo che non ha propensione per i rapporti umani. Aristotele riconobbe questo fatto quando scrisse che «l’uomo è un animale sociale» e la validità della sua affermazione è dimostrata dal fatto che noi ci muoviamo in gruppi sociali, che ci sono più persone sposate che scapoli o nubili, che tanta ricchezza e tempo sono sprecati in esasperanti e noiosi cocktail-parties e che alla parola solitudine viene normalmente attribuita una connotazione negativa.

Che uno appartenga al tipo eremita od al tipo mondano, deve comunque trattare con la gente, anche se con diversa intensità. Ogni tanto anche gli eremiti incontrano persone. Inoltre ci si pone sempre in relazione con gli esseri umani anche evitandoli. Ciò che avrei potuto fare per un individuo o per un gruppo, e che non ho fatto, rappresenta un «costo-opportunità» (cioè un guadagno mancato od una perdita) per quella particolare persona o particolare gruppo. La morale della favola è che ognuno di noi ha una sorta di conto corrente con ognuno degli altri. Da qualsiasi azione, o non azione, ognuno di noi trae un guadagno od una perdita, ed allo stesso tempo determina un guadagno od una perdita a qualcun altro.

La legge aurea e fondamentale della stupidità: Una persona stupida è una persona che causa un danno a un’altra persona senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura una perdita.

Il multitasking non è una virtù (ammesso che esista)

innuova
gennaio 22, 2015

cloud28Il mito del multitasking e della capacità di svolgere più compiti contemporaneamente deve essere decisamente rivisto. La nostra mente non è progettata per lavorare in quel modo e insistere ad utilizzarla così non fa che diminuire la sua efficienza. Ne parla il neuroscienziato Daniel J. Levitin , direttore del Laboratory for Music, Cognition and Expertise alla McGill University e autore del libro “The Organized Mind: Thinking Straight in the Age of Information Overload.” (“La mente organizzata: restare lucidi nell’era dell’eccesso di informazione”) in un articolo pubblicato sulle pagine scientifiche del quotidiano britannico The Guardian.

Levitin spiega che il multitasking ci rende meno efficienti e comporta un vero e proprio esaurimento delle funzioni cerebrali. «Stiamo facendo i lavori di 10 persone diverse, cercando anche di tenere il passo con la nostra vita, i nostri figli e genitori, i nostri amici, le nostre carriere, i nostri hobby, e le nostre programmi televisivi preferiti». La questione è che il multitasking è una illusione in quanto il nostro cervello non opera contemporaneamente su compiti differenti, ma non fa altro che passare molto velocemente dall’uno all’altro; questo veloce trasferimento di attenzione ha però un costo di termini di efficienza e di produttività. Da un punto di vista chimico, questa modalità determina l’aumento di produzione del cortisolo (l’ormone dello stress) e dell’adrenalina (l’ormone della reattività istantanea) determinando così un sempre maggiore annebbiamento e quindi una progressiva dipendenza da dopamina per costruire stimolazioni piacevoli. Stimolazioni che vengono continuamente cercate con una sempre maggiore presenza di distrazioni e una progressiva incapacità di concentrazione.

Ne consegue, ironicamente, che mentre abbiamo bisogno di molta concentrazione per svolgere adeguatamente compiti differenti, invece ci troviamo nella condizione di una corteccia pre-frontale sempre più disattenta e deviata da mille stimoli che le si frappongono rispetto ai compiti molteplici che le stiamo assegnando. Levitin cita ricerche che spiegano come la presenza di stimolazioni che propongono al cervello altri differenti compiti, portano a diminuire il quoziente di intelligenza anche di dieci punti, con un danno sull’efficienza cognitiva superiore a quello dell’uso sistematico di cannabinoidi. Ugualmente la conduzione di compiti differenti determina anche degli effetti di deviazione delle informazioni: queste invece che essere indirizzate verso l’ippocampo e archiviate in forma efficiente in modo da essere facilmente recuperate e collegate, sono dirette verso il corpo striato, una regione specializzata nella memorizzazione di nuove procedure e competenze, non di fatti e idee, con la conseguenza di avere labili collegamenti e quindi una facile dispersione.

Sarebbe quindi importante rivedere le nostre prassi di lavoro, di apprendimento e più in generale di svolgimento dei compiti quotidiani. Rivederle rivisitando le nostre convinzioni sulla maggiore efficacia che si realizza completando differenti azioni in contemporanea. Dovremmo rivedere il modo nel quale organizziamo il nostro tempo e strutturiamo la nostra agenda, ma anche semplicemente rivedere come “stiamo nelle cose” e quanta attenzione dedichiamo realmente ad ogni singolo compito che affrontiamo.

10 consigli sull’organizzare la propria mente

Speech di Daniel Levitin sull’organizzare la propria mente

Incoraggiare la creatività nei bambini: tip and tricks

innuova
gennaio 27, 2014

cloud7In questo blog parliamo spesso di creatività e di cambiamentoCi siamo mai chiesti se e come stiamo aiutando le giovani generazioni a familiarizzare con esso? Ad essere preparati a gestirlo e, perché no?, provocarlo?

La creatività non è un talento innato, ma, come molte altre competenze, può essere imparata, tanto meglio se si comincia da piccoli. Troppo spesso quando pensiamo alle doti creative, immaginiamo artisti, scrittori, designer… se guardiamo meglio, però, sono processi creativi tutte le ricerche di soluzioni a dei problemi e serve una buona dose di creatività per gestire le relazioni umane, i conflitti, le negoziazioni, le fasi di cambiamento e di crisi della nostra vita.

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Apprendere ad apprendere: combattere i bias cognitivi

innuova
gennaio 14, 2014

cloud21Questa volta proponiamo la traduzione di un post di Ally Greer che risulta tra i più letti nel 2013 tra quelli della sezione sui temi dell’apprendimento. Un post che ci è piaciuto per la sua capacità di esemplificare un tema sempre importante in relazione a quelle dinamiche di auto-consapevolezza che supportano i nostri processi di apprendimento e di ricerca del cambiamento.

In un mondo con più informazioni che mai, avere consapevolezza di come funziona il cervello al massimo delle sue potenzialità, così come trovare il modo per conservarvi la maggiore quantità possibile di informazioni, sono tra i massimi obiettivi per un vasto gruppo di persone.

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Esperienze per acquistare

innuova
dicembre 19, 2013

25In questi giorni nei quali ci aggiriamo nei negozi per acquistare regali natalizi, vale la pena ricordare alcuni studi che sostengono che ’85% delle nostre decisioni di acquisto sono prese inconsciamente. La componente emotiva è determinante per una decisione di acquisto:  ci vogliono 2,5 secondi per prendere una decisione di acquisto, l’80% delle quali si verifica irrazionalmente.

Di seguito riportiamo una sistesi degli studi di B.H.Schmitt, uno dei principali esperti di marketing emozionale, rispetto ai condizionamenti presenti durante le decisione di acqusito: fatene buon uso. Continue reading Esperienze per acquistare