Conflitti, differenze e clima organizzativo

innuova
gennaio 17, 2013

4412169012_c883f56d30_nSiamo sicuri che i conflitti siano davvero percepiti come un positivo fermento nelle organizzazioni? Siamo sicuri che la cultura della differenza sia generalmente apprezzata e favorita? Molta letteratura in questi anni si è soffermata su questi temi, descrivendo come un’organizzazione capace di sostenere le differenze possa dimostrarsi maggiormente innovativa ed efficace. Ma quanto davvero questo concetto viene condiviso dalle nostre emozioni? Quanto il fascino che esercita sul nostro raziocinio corrisponde alla diffidenza che impera nel nostro istinto?
In realtà la maggior parte di noi – e la maggior parte delle organizzazioni – cerca di costruirsi intorno un sistema rassicurante che tenda ad offrire soprattutto conferme, che non metta troppo in discussione le nostre convinzioni ed il nostro punto di vista. Anche il concetto di gestione del clima organizzativo sembra orientato più ad attenuare le differenze e le occasioni di confronto che non ad attivare una dinamica di aperto scambio e di valorizzazione della diversità. Gestione del clima, troppo spesso sembra evocare una sorta di pacificazione relazionale composta da una indifferenziata armonia. Occorre dunque provare a farci delle domande che aiutino a comprendere quanto ci muoviamo in contesti favorevoli ad un positivo apprezzamento della diversità e a una accogliente gestione dei conflitti che naturalmente ne possono conseguire.

  • Quali sono le emozioni che sorgono nella mia pancia nel momento in cui mi trovo di fronte ad opinioni e visioni differenti dalle mie?
  • In quale misura cerco occasioni per conoscere e frequentare idee differenti? In quale misura attraggono la mia curiosità? Quanto ricerco conoscenze diverse da quelle che ho consolidato?
  • Quali reazioni esprimo di fronte a soluzioni differenti da quelle che io vedo come corrette? Quanto sono disposto a metterle in discussione? Quanto sento la necessità di imporre la mia soluzione?
  • Quanto tendo a vivere le idee differenti come contrapposizione? Quanto la mia organizzazione vive in questo modo e quindi cerca di evitare e di omologare?
  • In quale misura l’organizzazione nella quale mi trovo offre spazi reali per la costruzione di pensiero alternativo?
  • Chi sono le persone che nella mia organizzazione fanno strada? Quale visione portano?

Stefano Ranieri

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