Il multitasking è un mito

innuova
novembre 5, 2013

cloud11Ci soffermiamo con qualche approfondimento sui temi della produttività individuale. Pensiamo che a questo riguardo ci siano alcuni miti che devono essere progressivamente sfatati ed il primo tra questi è quello che riguarda la capacità degli umani di realizzare il multi-tasking, che per i meno avvezzi al linguaggio informatico, vuole significare, realizzare più compiti contemporaneamente.

In particolare così sintetizza la conclusione Eyal Ophir, il ricercatore principale di uno studio  dell’Università di Stanford sul Multitasking rilasciato nel 2009: “Il vero multitasking – che comporta fare più di una cosa contemporaneamente – è un mito, in quanto il nostro cervello in realtà passa tra compiti differenti in maniera estremamente rapida, ma in ogni caso ne svolge solamente uno alla volta”. Ophir spiega che nonostante alcune persone sembrino essere divenute discretamente capaci in questo costante rimbalzo di messa a fuoco, esse spesso dedicano uno sforzo enorme al gioco dell’attenzione verso i differenti stimoli, nel tentativo che nulla vada perso.

In sostanza laddove solitamente ci si impegna a mantenere l’attenzione focalizzata in mezzo a mille differenti distrazioni, l’appassionato del multitasking cerca di mantenersi attivo su differenti compiti e di non perdere nulla, nell’attesa di una inaspettata ma “premiante” sorpresa. In realtà la maggiore efficienza si raggiunge mantenendosi attentamente concentrati sull’attività di volta in volta giudicata prioritaria, cercando di svolgerla bene e rapidamente al tempo stesso.

La ricerca della capacità di fare più cose insieme si è molto accentuata con l’uso delle nuove tecnologie e massimizzata con l’arrivo dello smartphone. Sono in molti coloro che cercano contemporaneamente di telefonare, scrivere messaggi, ricevere posta e gestire molti stimoli allo stesso tempo. Il professor Nass sostiene che queste persone pagano un prezzo caro a questa loro velleità: essi “divengono succhiatori di irrilevanza, nel senso che qualunque cosa, anche la più insignificante, li distrae”.

Una serie di test svolti confrontando i risultati di un gruppo di “strong multitasker” e un gruppo di “low multitasker” hanno dimostrato performance decisamente peggiori da parte dei primi: sia per quanto riguarda la capacità di selezione delle informazioni a partire dalla rilevanza rispetto ad un obiettivo dato; sia per quanto riguarda la capacità memorizzare le informazioni e renderle fruibili; sia per quanto riguarda la rapidità nel “saltare” da un compito ad un altro. In sostanza peggiori in tutte quelle performance che il senso comune assegnerebbe loro come specialisti.

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