Il multitasking non è una virtù (ammesso che esista)

innuova
gennaio 22, 2015

cloud28Il mito del multitasking e della capacità di svolgere più compiti contemporaneamente deve essere decisamente rivisto. La nostra mente non è progettata per lavorare in quel modo e insistere ad utilizzarla così non fa che diminuire la sua efficienza. Ne parla il neuroscienziato Daniel J. Levitin , direttore del Laboratory for Music, Cognition and Expertise alla McGill University e autore del libro “The Organized Mind: Thinking Straight in the Age of Information Overload.” (“La mente organizzata: restare lucidi nell’era dell’eccesso di informazione”) in un articolo pubblicato sulle pagine scientifiche del quotidiano britannico The Guardian.

Levitin spiega che il multitasking ci rende meno efficienti e comporta un vero e proprio esaurimento delle funzioni cerebrali. «Stiamo facendo i lavori di 10 persone diverse, cercando anche di tenere il passo con la nostra vita, i nostri figli e genitori, i nostri amici, le nostre carriere, i nostri hobby, e le nostre programmi televisivi preferiti». La questione è che il multitasking è una illusione in quanto il nostro cervello non opera contemporaneamente su compiti differenti, ma non fa altro che passare molto velocemente dall’uno all’altro; questo veloce trasferimento di attenzione ha però un costo di termini di efficienza e di produttività. Da un punto di vista chimico, questa modalità determina l’aumento di produzione del cortisolo (l’ormone dello stress) e dell’adrenalina (l’ormone della reattività istantanea) determinando così un sempre maggiore annebbiamento e quindi una progressiva dipendenza da dopamina per costruire stimolazioni piacevoli. Stimolazioni che vengono continuamente cercate con una sempre maggiore presenza di distrazioni e una progressiva incapacità di concentrazione.

Ne consegue, ironicamente, che mentre abbiamo bisogno di molta concentrazione per svolgere adeguatamente compiti differenti, invece ci troviamo nella condizione di una corteccia pre-frontale sempre più disattenta e deviata da mille stimoli che le si frappongono rispetto ai compiti molteplici che le stiamo assegnando. Levitin cita ricerche che spiegano come la presenza di stimolazioni che propongono al cervello altri differenti compiti, portano a diminuire il quoziente di intelligenza anche di dieci punti, con un danno sull’efficienza cognitiva superiore a quello dell’uso sistematico di cannabinoidi. Ugualmente la conduzione di compiti differenti determina anche degli effetti di deviazione delle informazioni: queste invece che essere indirizzate verso l’ippocampo e archiviate in forma efficiente in modo da essere facilmente recuperate e collegate, sono dirette verso il corpo striato, una regione specializzata nella memorizzazione di nuove procedure e competenze, non di fatti e idee, con la conseguenza di avere labili collegamenti e quindi una facile dispersione.

Sarebbe quindi importante rivedere le nostre prassi di lavoro, di apprendimento e più in generale di svolgimento dei compiti quotidiani. Rivederle rivisitando le nostre convinzioni sulla maggiore efficacia che si realizza completando differenti azioni in contemporanea. Dovremmo rivedere il modo nel quale organizziamo il nostro tempo e strutturiamo la nostra agenda, ma anche semplicemente rivedere come “stiamo nelle cose” e quanta attenzione dedichiamo realmente ad ogni singolo compito che affrontiamo.

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