Innovazione e cooperazione

innuova
marzo 27, 2013

cloud28Il movimento dei Makers, le FabLab, l’economia collaborativa, le varie dinamiche “crowd“: tutti elementi che in qualche modo guideranno l’innovazione nel prossimo futuro soprattutto in campo tecnologico, ma anche nell’ambito di ampi  settori e conomici. Tutte le principali analisi evidenziano questo fattore e INNUOVA crede che sia fondamentale prenderne spunto per ripensare al modello con il quale si persegue l’innovazione nelle organizzazioni.
L’elemento più decisivo è quindi la capacità di porsi in connessione con altri soggetti e di attivare proficue cooperazioni creative, che girano intorno alle reciproche convenienze e competenze.
Ad esempio Chris Anderson nel suo libro “Makers” racconta di un nuovo mondo industriale fatto di spazi aperti dove sia possibile riparare, prototipare, fabbricare tutti i tipi di oggetti, dall’artigianato tradizionale fino all’elettronica d’avanguardia tramite delle stampanti 3D e delle taglierine laser. Ovvio che si parli di un orizzonte che non arriverà immediatamente sul terreno, ma se intendiamo prefigurare il cambiamento ed anticiparlo, occorre che ci organizziamo rispetto a questo tipo di scenario.
Proviamo quindi a considerare quali sono i tre principi base che i vari movimenti per l’innovazione dimostrano di condividere.

Il primo è che l’innovazione nelle proposte di questi sistemi di pensiero, giunge attraverso percorsi alternativi. In tutti questi casi, tali movimenti sono emersi lontano dall’economia ufficiale e elaborando un pensiero che si distacca dal mainstreaming. Si tratta della ricerca di nuovi equilibri, ripensando le modalità d’uso dei beni e della creazione di valore. Un valore che si misura sempre più diversamente dalla maniera classica. Si misura sulla ricchezza delle interazioni sociali che ne vengono generate e di quelle in cui naviga l’innovazione, per arricchirsi essa stessa. Perché l’innovazione si nutre di legami sociali, della creazione “con”, della collaborazione, che ne determinano il successo più di ogni altra cosa.
Il successo del riciclo di oggetti, del car-sharing del couchsurfing, del coworking, non è solo espressione di un nuovo immaginario dei consumi in tempi di crisi, che poggia sulla potenza del web. Esso è determinato dall’impasse di una economia che si è allontanata dai bisogni reali e su ciò che la fa vivere sul lungo periodo: il capitale umano. Si disegna quindi oggi una economia impregnata dello spirito del web, basata sullo scambio, libera, aperta a tutti, dove l’essenziale è all’interno dei legami sociali e non nei beni.

Il secondo riguarda la presenza di spazi di condivisione programmatici. Si ritrova in sostanza la volontà di condividere come vera e propria finalizzazione e come modo di lavoro (struttura non piramidale, che feconda le idee di ciascuno e che passa da un potere di carattere gerarchico ad un potere laterale e collaborativo). Attraverso le esperienze dell’economia collaborativa emerge un nuovo modo di pensare in rete, che privilegia la trasversalità.
L’informazione viene creata in collaborazione non importa da chi, condivisa con chiunque, riutilizzata e reimmaginata. Queste esperienze fanno prendere coscienza dell’importanza dell’ecosistema, delle interazioni costanti con il nostro ambiente esterno e delle opportunità che questo determina: ad esempio se pensiamo all’informatica aperta vediamo come ciò che ne determina il successo è la comunità che sviluppa dei prodotti destinati a completare ciò che è stato realizzato da qualcuno che ha messo a disposizione le sue sorgenti.

Il terzo elemento è quello di costruire una innovazione “povera”, dal basso. L’idea è quella di costruire maggiore intelligenza usando meno mezzi, destinata ad un numero più grande di persone e che si appoggia su un numero maggiore di persone. Si tratta di un appoggio all’innovazione inclusiva che raggiunge il cuore dell’economia collaborativa organizzandosi dal basso verso l’alto, portando una attenzione peculiare ai bisogni e agli usi della società, spingendo inoltre la gente ad esprimere le proprie attese e identificare i modi per soddisfarle: laddove si trova un problema, si trova anche il sapere per affrontarlo, diceva Gandhi.

Stefano Ranieri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

9 + 7 =