La curiosità è una virtù e il principio ispiratore dei leader

innuova
agosto 1, 2017

Una delle disfunzioni principali che incontro  nella mia pratica professionale è l’assenza di fiducia: nelle persone, nella politica, nei progetti, nelle relazioni.  Considero l’assenza di fiducia  un ostacolo nei processi di apprendimento e lo strumento principe per l’impantanamento organizzativo. Quando in un gruppo non vi è fiducia reciproca si perde molto tempo ed energia  a  gestire i propri comportamenti e le interazioni con gli altri, le riunioni diventano una fatica enorme, nessuno vuole assumersi delle responsabilità,  non si è disposti a mostrare  le proprie vulnerabilità agli altri.

Insomma si ha un’organizzazione bloccata. A questo punto cosa fare?

La prima considerazione è di senso comune: prevenire è meglio che curare. Ci sono degli alert comportamentali che segnalano la necessità di fare un pit stop organizzativo, ne cito alcuni: pensare che esistano colpe invece che un percorso ad ostacoli da affrontare insieme; pensare che il cambiamento sia un vezzo di qualcuno e non una necessità di sopravvivenza; screditare invece che sostenere  l’azione dell’altro (creando le condizioni così alla profezia che si autoavvera).

La seconda considerazione è legata al fare positivo e ad una evidenza che io ho trovato ricorrente nei casi di successo: favorire una cultura organizzativa dominata dalla curiosità.  La curiosità è un istinto che nasce dal desiderio di sapere qualcosa, è un aspetto emozionale strettamente connesso all’apprendimento, descrive   meccanismi e comportamenti psicologici utili a raccogliere informazioni ed interagire con l’ambiente. La curiosità è anche un approccio professionale, una competenza che si applica e viene richiesta a chi gestisce gruppi di lavoro, a chi fa ricerca, a chi conduce processi di innovazione. Mi è capitato molte volte che le parole fossero solo aspetti rituali e convenzionali di un modo di fare, ma ben lontane dal loro significato reale. Se non si è animati dalla curiosità nell’altro (chi è, cosa sa fare, cosa lo spinge a prendere certi atteggiamenti), nelle cose che avvengono (perché avvengono in un modo piuttosto che in un altro, cosa stanno producendo, che valore le persone danno a quello che accade), nei contesti dove si vive e si lavora (chi abita vicino, di cosa hanno bisogno e di cosa hanno paura, a quali valori si riferiscono, cosa comprendono di quello che accade), non esiste partecipazione, produttività, crescita, fiducia, ascolto, relazione. La curiosità è generativa e può essere generata dalla capacità narrativa che i leader ed i responsabili dei team devono avere  e acquisire,  alcune volte questi (i leader) non sanno dire sufficientemente di loro stessi per poterlo comunicare agli altri. Il principio della curiosità deve essere inoltre qualcosa che è nelle fondamenta costitutive di noi professionisti delle scienze sociali.

“Noi scienziati sociali dovremmo stare molto attenti a tenere a bada la nostra smania di controllare quel mondo che compendiamo in modo così imperfetto”(…)”I nostri studi si dovrebbero piuttosto ispirare ad un più antico, sebbene oggi poco seguito, principio: la curiosità per il mondo di cui siamo parte”    Gregory Bateson 1960

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