Le leggi fondamentali della stupidità umana

innuova
febbraio 9, 2015

cloud19Ho letto poco tempo fa un piccolo saggio intitolato
LE LEGGI FONDAMENTALI DELLA STUPIDITA’ UMANA
di Carlo M. Cipolla, Professore Emerito di storia Economica a Berkeley

Tale saggio fu stampato per la prima volta nel 1976 come regalo di Natale per gli amici ed in seguito pubblicato per una diffusione più ampia. E’ una lettura divertente e arguta che consiglio a tutti, 20 pagine nelle quali l’autore descrive le 5 leggi della stupidità umana. La parte che personalmente mi ha colpito è quella relativa alla presentazione del concetto di stupidità, provo a sintetizzarne i passaggi principali.

Gli individui sono caratterizzati da differenti gradi di propensione a socializzare. Ci sono individui per i quali qualsiasi contatto con altri individui è una dolorosa necessità. Essi devono letteralmente sopportare le persone e le persone devono sopportare loro. All’altro estremo dello spettro ci sono individui che non possono assolutamente vivere da soli e sono persino disposti a trascorrere il loro tempo in compagnia di persone che disdegnano, piuttosto che restare soli. Tra questi due estremi vi è una grande varietà di condizioni sebbene la grande maggioranza di persone sia più vicina al tipo che non può sopportare la solitudine piuttosto che al tipo che non ha propensione per i rapporti umani. Aristotele riconobbe questo fatto quando scrisse che «l’uomo è un animale sociale» e la validità della sua affermazione è dimostrata dal fatto che noi ci muoviamo in gruppi sociali, che ci sono più persone sposate che scapoli o nubili, che tanta ricchezza e tempo sono sprecati in esasperanti e noiosi cocktail-parties e che alla parola solitudine viene normalmente attribuita una connotazione negativa.

Che uno appartenga al tipo eremita od al tipo mondano, deve comunque trattare con la gente, anche se con diversa intensità. Ogni tanto anche gli eremiti incontrano persone. Inoltre ci si pone sempre in relazione con gli esseri umani anche evitandoli. Ciò che avrei potuto fare per un individuo o per un gruppo, e che non ho fatto, rappresenta un «costo-opportunità» (cioè un guadagno mancato od una perdita) per quella particolare persona o particolare gruppo. La morale della favola è che ognuno di noi ha una sorta di conto corrente con ognuno degli altri. Da qualsiasi azione, o non azione, ognuno di noi trae un guadagno od una perdita, ed allo stesso tempo determina un guadagno od una perdita a qualcun altro.

La legge aurea e fondamentale della stupidità: Una persona stupida è una persona che causa un danno a un’altra persona senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura una perdita.

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